mercoledì 5 giugno 2013
Trebbiatrice - Cristo si è fermato a Eboli
“[…] Questa sconfinata distesa monotona e ondulata, la si
coltiva, da qualche anno, a grano: un
povero grano che non ripaga le semente, le spese e la fatica. Quando l’avevo
vista per la prima volta, l’estate, era il tempo della raccolta. Tutta la
terra, d’ogni parte intorno, era gialla sotto il sole: e un canto di lontane
trebbiattrici solcava solo il silenzio. Ora tutto era grigio, non un colore
turbava quella monotonia solitaria. […]”
In questa parte del libro, Carlo Levi, esiliato nella
cittadina di Gagliano, ottiene un permesso di pochi giorni per poter andare a
Grassano, sua precedente “villeggiatura forzata”, per poter terminare dei
quadri che aveva lasciato in sospeso. L’artista si gode il paesaggio in
solitudine, passeggiando tra le strade di campagna che circondano il paese e
descrivendo sia ciò che vede sia ciò che sente. Egli nomina una macchina
agricola di notevole utilità, la trebbiatrice.
La trebbiatrice è una macchina agricola utilizzata per
sgranare i cereali e separarli dalla paglia come ne l caso del frumento o del
riso (Wikipedia).
Il processo di trebbiatura è sempre stato fatto a mano. La
prima macchina trebbiatrice fu costruita nel 1733 dallo scozzese Michael
Menzies, che funzionava grazie ad una ruota idraulica. La prima vera e propria
trebbiatrice è stata costruita nel 1786 da Andrew Meikl.(www.traktorstory.com)
Antica trebbiatura lenola (fonte)
Trebbiatrice anni '30 della ditta Rossini di Macerata (www.leveterane.it)
lunedì 3 giugno 2013
Aratro - Cristo si è fermato a Eboli
“Tante genti sono passate su queste terre, che qualcosa si
trova davvero, e dappertutto, scavando con l’aratro. Antichi vasi, statuette e monete escono al
sole, sotto la vanga, da qualche antica tomba.”
In questo piccolo brano tratto da Cristo si è fermato ad
Eboli, Carlo Levi racconta dei fortuiti ritrovamenti, da parte dei contadini
che lavorano la terra, di tesori risalenti al periodo del brigantaggio, un
fenomeno di dissidenza nei confronti dello Stato sviluppatosi nel Sud Italia
con la formazione del Regno d’Italia. Questi briganti rubavano denaro o oggetti
preziosi che venivano poi persi durante le eventuali fughe, oppure sotterrati
in determinati punti.
L’autore nomina due importanti strumenti di cui gli
agricoltori si sono sempre serviti: l’aratro e la vanga.
Dal “Storia delle macchine” di Vittorio Marchis apprendiamo
che l’aratro è citato da numerosi scrittori (come White Jr., Goguet, Chambers,
Plinio e Virgilio nelle sue Georgiche) di opere varie ed enciclopedie, che
hanno dedicato le loro ricerche anche alla storia di questo strumento così
antico.
Virgilio dice
dell’aratro:
“Cerere insegnò per la prima volta ai mortali l’aratro […] e
adesso ho da raccontare le armi dei duri coloni, senza le quali non si può
seminare, né sorge la messe: il vomere e l’aratro ricurvo di legno pesante. […]
Si doma a gran forza un olmo nei boschi, per farne la bure che dà forma
all’aratro ricurvo; s’applica a questa un timone di otto piedi, due orecchie e
dentali con duplice dorso.”
Goguet nel suo “ De
l’origine des lois, des arts et des sciences et de tous les progress chez les
anciens peoples” tratta della storia di questo essenziale strumento da lavoro,
prima nell’era classica e poi si sposta in Oriente, cercando le sue radici in
Cina:
“La costruzione de’ primi aratri era semplicissima. Questa
macchina, che in alcuni paesi oggigiorno [1759] è assai complicata, era nella
sua prima origine composta d’un sol pezzo di legno assai lungo, e curvato in
modo che una parte si profondasse nella terra, e l’altra servisse per accoppiare
i bovi. Non v’erano ruote d’alcuna maniera, ma soltanto un manico, coll’ajuto
del quale il condottiero potesse a sua voglia, e secondo il bisogno dirigerlo,
e voltarlo in ogni parte.”
“Dicono che anticamente i popoli si nutrivano deì frutti
degli alberi, delle piante, e delle carni degli animali […]. Chin noong
(successore di Fo-hi) facendo attenzione ed alle stagioni, ed alle qualità del
terreno, tagliò un pezzo d’albero, e ne formò un istrumento chiamato fu, il
quale serviva ad accoppiare i buoi. Dipoi lo piegò, e fece divenir duro per
mezzo del fuoco un altro pezzo di legno per formarne un coltro d’aratro, ed in
questa maniera insegnò agli uomini a coltivare la terra.”
In antichità con l'utilizzo dell'aratro la terra era destinata a subire una trasformazione radicale. L'intenso sfruttamento imponeva una rotazione delle colture. Ogni anno una parte dei campi doveva essere lasciata riposare (cioè veniva messa "a maggese"), anche se, in luogo del frumento i contadini potevano coltivare altre piante commestibili ("da rinnovo"), come le patate, il granoturco etc., le cui radici raggiungevano strati ancora più profondi, non sfruttati. Oppure vi lasciavano pascolare gli animali domestici.
Questo nuovo strumento meccanico, era generalmente di due tipi: uno per i climi secchi, dove la terra è leggera e friabile, e bisogna evitare che l'umidità giunga in superficie e si disperda; l'altro invece è per i climi piovosi, dove si ha bisogno di rovesciare le zolle per impedire che l'eccesso di umidità faccia marcire il seme.
Il primo aratro era "a chiodo", anzi, "a forcella", in quanto mentre gli animali da tiro venivano aggiogati al ramo più lungo, quello più corto invece tracciava dei solchi nel terreno, senza rovesciare le zolle.
Esempio di aratro a chiodo (www.antoniocosola.it)
Il secondo aratro era detto "a vomere" e doveva fare l'operazione opposta: con la sua lama di ferro doveva penetrare in profondità, favorendo il rovesciamento e l'evaporazione delle zolle. Un attrezzo del genere aveva bisogno della trazione di almeno tre animali da tiro.
Esempio di aratro a vomere (www.fungoceva.it)
Con l'aratro a chiodo quindi si rompevano solamente le zolle, che non venivano rovesciate: era perciò necessaria un'aratura incrociata. Ne consegue che i campi assumono una forma pressoché quadrangolare.
Plinio cita l'aratro pesante a ruote trainato da quattro coppie di buoi, Le ruote rendono più facilmente trasportabile il mezzo e la maggiore forza di trazione permette l'aratura anche di terreni umidi e pesanti, quali quelli dell?italia settentrionale.
Il coltro è una lama pesante posta sul bure o timone dell'aratro, e taglia verticalmente la terra. Il vomere, che forma quasi un angolo retto con il coltro, taglia la terra orizzontalmente, all'altezza delle radici dell'erba; il versoio, infine, rovescia la zolla distaccata dal terreno, voltandola a destra o a sinistra, a seconda della sua posizione. Con questa macchina la forma dei campi si allunga, perchè non è più necessaria l'aratura incrociata, e assume anche una posizione leggermente incurvata, per favorire il drenaggio naturale.
Esempio di coltro o coltello dell'aratro (www.europeana.eu)
Esempio di vomere dell'aratro (www.ua.all.biz)
Esempio di versoio o rovesciatoio dell'aratro (www.agristore.it)
Fonti: "Storia delle macchine - tre millenni di cultura tecnologica" di Vittorio Marchis, www.homolaicus.it
mercoledì 29 maggio 2013
Locandine pubblicitarie - Tecnologia e agricoltura
Tutti noi abbiamo presente come sono fatte le locandine pubblicitarie d'epoca, hanno quello stile vintage che attira molte persone. Sono diventate un vero e proprio oggetto d'arredamento, basti pensare alla locandina storica della Coca Cola.
Qui di seguito alcune locandine pubblicitarie raffiguranti delle macchine agricole.
(fonte)
(fonte)
(fonte)
"Sul bagnato o sull'asciutto, al caldo o al freddo, collina o pianura... I trattori Fordson "Gigante Blu" facilitano sempre il lavoro perchè sono studiati per l'uomo che li guida" - 1963
(fonte) anni '40 - Francia
martedì 21 maggio 2013
Se questo blog dovesse essere rappresentato da un brevetto...
...Senza dubbio sarebbe il brevetto richiesto il 13 Ottobre 1939 e rilasciato il 9 Febbraio 1943 da Tullio Gavagnin. Egli inventò il trattore. Qui sotto un immagine dello spaccato che Tullio Gavagnin disegnò e presente nel suo brevetto.

Cliccando qui si potrà consultare il brevetto originale, rilasciato dallo United States Patent Office.
Cliccando qui si potrà consultare il brevetto originale, rilasciato dallo United States Patent Office.
La storia dell'agricoltura raccontata attraverso i francobolli
Ungheria - Emesso il 1916 - Raccolta del frumento (www.123rf.com)
Italia - Emesso il 1928 - Aratura (www.ibolli.it)
Italia - Emesso il 1936 - Aratura con gli zebù (www.ibolli.it)
Italia - Emesso il 1938 - Aratro ed aereo (www.ibolli.it)

Italia - "Perchè l'Italia abbia pane per tutti i suoi figli"
Francobollo del periodo fascista.
Emesso il 1940 - Aratura e moschea (www.ibolli.it)
Istria - Emesso il 1945 - Aratro trainato dai buoi (www.vmv.it)
Emesso il 1950 - L'aratro (UMBRIA) (www.moneteebanconote.it)
Ungheria - Emesso il 1950 - Agricoltura meccanizzata (www.123rf.com)
Russia - Emesso il 1954 - Agricoltori collettivi sovietici coltivano le verdure
Russia - Passaggio dell'aratro nel campo
Russia - Emesso il 1960 - Macchinario agricolo con industria sullo sfondo
Romania - Emesso il 1962 - Spiga di grano, trattore e pilastro dell'alta tensione
Russia - Emesso il 1963 - Trattore che ara la terra
Pakistan - Emesso il 1970 - Trattorista donna (fonte)
Canada - Emesso il 1972 - Regina Elisabetta II, sullo sfondo raccolta del grano.
Liberia - Emesso il 1976 - Trebbiatrice
Nuova Zelanda - Emesso il 1978 - Mietitrebbia
Romania - Emesso il 1985 - Trattore
Gibuti - Emesso il 1988 - Sviluppo tecnologico dell'agricoltura
domenica 5 maggio 2013
Se questo blog fosse un quadro?
Se questo blog fosse un quadro, penso che sarebbe Potato Planting di Vincent Van Gogh.
Vincent Van Gogh, nato a Zundert il 30 marzo 1853 e morto ad Auvers sur Oise il 29 luglio 1890, fu un pittore olandese, visse quasi sempre in Francia. Ebbe un'esperienza di vita tragica, fu isolato perchè la sua pittura andava troppo contro i canoni dell'arte della sua epoca. Dipinse la sua angoscia esistenziale e aprì la strada all'espressionismo moderno.
Egli creò un vero nuovo linguaggio del colore con la sua pennellata, che esprime più i moti dell'animo che le cose che disegna, e con il colore puro, con il quale intendeva esprimere "sentimenti e passioni umane". La sua tavolozza, in cui hanno un peso dominante il giallo squillante e solare o i blu profondi e notturni era qualcosa di davvero audace per l'epoca (ed è tuttora).
Van Gogh iniziò a dipingere molto tardi, a ventotto anni e, a giudicare dalla sua giovinezza, è sempre stato a contatto con le classi meno abbienti, contadini, braccianti, operai (soprattutto quelli delle miniere). Per esempio nell'opera "Mangiatori di patate", nei wusli oltre a voler esprimere la propria simpatia verso gli umili, immedesimando sè stesso in loro, volle soprattutto rappresentare - come scrisse - coloro che esprimono la dignità della propria umanità, vivendo pur miseramente ma del prodotto del proprio lavoro, seppure, come è stato detto, egli nell'opera non fu "ben servito nè dal suo disegno pesante e materiale, nè dal suo colore assai scuro e sporco, senza energia nè vitalità". E tuttavia, ancora alla fine del 1887, da Parigi confidava che "le scene di contadini che mangiano le patate" erano ancora le cose migliori che avesse mai fatto.
Fonti Van Gogh Gallery, Wikipedia.
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